Pacchetto di Natale
Scena extra

Brianna
Quindici Anni Dopo

Eravamo davanti all'edificio di mattoni a due piani, e una neve leggera cadeva intorno a noi. C'erano un centinaio di facce tra la nebbia, tutte sorridenti.
Thomas teneva un paio di forbici giganti con entrambe le mani. "Tagliando questo nastro, inauguro formalmente l'apertura del negozio di giocattoli di Scherzer's!"
Le forbici tagliarono il nastro, e tutti esultarono. Oltre al nostro gruppo e ai quindici dipendenti, c'erano decine di clienti in attesa dell'apertura. Il marketing ha funzionato bene, notai.
Il negozio non prendeva il mio nome. Thomas non era più Thomas Prescott: ora era Thomas Scherzer. In effetti, tutti e tre i miei uomini avevano preso il mio cognome. Gabe Scherzer, Victor Scherzer, Thomas Scherzer. 
Un nome per tutta la famiglia. 
"Entrate!" disse Thomas. "Siamo aperti!"
Entrammo tutti allegramente nel negozio. Il palazzo era enorme. Due piani di giocattoli, videogiochi e libri di ogni tipo immaginabile. Tutto era sistemato e impilato perfettamente sugli scaffali e sugli espositori, e la sala profumava di cannella dei biscotti che erano appena usciti dal forno sul retro.
"Mamma, c'è un trenino!" gridò un ragazzino accanto a me. Indicò in alto, dove un binario era sospeso tra le travi del soffitto. La locomotiva ronzava sui i binari che percorrevano il negozio.
Quella era stata la parte più divertente da allestire. 
Mentre guardavamo i clienti entrare nel negozio, Thomas mi prese tra le braccia. "Un lancio ben riuscito."
"Non portare sfortuna" avvertii. "Siamo aperti da sessanta secondi. Aspettiamo che la gente compri i giocattoli."
Thomas si voltò verso di me. Era ancora bello come sempre, anche con alcuni capelli grigi sulle tempie e qualche ruga attorno agli occhi. Semmai, i segni dell'invecchiamento contribuivano ad accentuare la sua bellezza, anche all'età matura di cinquantasei anni.
"Brianna, questa apertura è un enorme successo anche se non vendiamo un solo giocattolo. E devo ringraziare te."
Scrollai le spalle. "Hai sempre voluto un negozio tutto tuo. Valeva la pena investire i nostri risparmi. E penso che sia un investimento solido."
Mi baciò sulla fronte. Lo faceva quando voleva farmi capire quanto mi amava. "Sarei perso senza di te, sai."
"Vivresti ancora all'ottavo piano di Fulton's, questo è certo."
Gabe apparve accanto a noi. Aveva un tablet in mano e stava picchiettando velocemente sullo schermo. "Puoi ricordarmi perché abbiamo dovuto aprire il Venerdì Nero?"
"È il giorno di shopping più importante dell'anno" disse Thomas. "E la società di marketing di Brianna ha deciso che sarebbe stato il miglior momento per il lancio."
Gabe guardò il suo schermo, accigliato. Era così sexy quando era preoccupato per un problema tecnico, cosa che accadeva molto spesso. "Amazon Web Services è lento, oggi, probabilmente per tutto il traffico web, e sta rallentando i nostri punti vendita."
Lanciai un'occhiata alla parte anteriore del negozio. C'era già una fila di clienti in attesa di acquistare dei giocattoli. Una cassiera scansionò un articolo, aspettò quattro secondi e poi lo mise nel sacchetto per darlo al cliente.
"Quanto sono rallentati, i punti vendita?" chiesi scetticamente.
"La latenza normale dei dispositivi dei punti vendita è di venti millisecondi. Adesso, la nostra latenza è duecento volte superiore!"
"Il che significa che sono... quattro secondi?"
"Giusto."
Accarezzai la guancia di Gabe e lo baciai. "Non è la fine del mondo, se ogni vendita richiede quattro secondi. Faremo finta di essere nel 2019."
Gabe posò a malincuore il tablet. "Quello è stato un buon anno" ammise. 
"E il Black Friday di quell'anno è stato particolarmente memorabile. È stato il giorno in cui sono stata scaricata e ho dormito per la prima volta nei grandi magazzini."
"Vorrei farti notare che non c'è nessun allestimento di un campeggio nel negozio di giocattoli di Scherzer's" disse Thomas. "Non sarà consentito il pernottamento."
Gabe rise. "Dovrei essere io ad avvertirvi di questo! Sei tu che l'hai fatta franca per quindici anni." Sollevò il tablet. "Ma anche se ci fosse l'allestimento di un campeggio, il mio sistema di sicurezza rileverebbe gli squatter. Abbiamo il rilevamento del movimento a infrarossi e sensori RFID per tenere traccia di tutti gli spostamenti della merce..."
Thomas ed io ci scambiammo uno sguardo mentre lui continuava a parlare degli aspetti tecnici.
Victor entrò dalla porta principale. "I bambini sono arrivati."
"Sono in ritardo" borbottò Thomas.
"Sai com'è fatto Mike. Da quando ha il foglio rosa, prende la strada più lunga..."
Victor mi diede un bacetto sulla guancia di sfuggita. "Vado a prepararmi. Ci vediamo tra poco, ragazza."
"Ci vediamo lì" promisi.
Uscii dalla porta anteriore, e vidi un mini van parcheggiato in seconda fila di fronte al negozio. Mike era alla guida e Max era sul sedile del passeggero. Da quando era stato bocciato all'esame di guida, Max era di pessimo umore, soprattutto perché suo fratello l'aveva superato...
Mi accigliai. Max sembrava più felice che mai. A meno che...
Mike saltò giù dal sedile del conducente e girò attorno al furgone. "Ciao, mamma! Ho portato qui tutti sani e salvi."
Lo guardai per un momento, e poi il suo gemello, mentre usciva dal lato del passeggero. Lui si guardò i piedi in atteggiamento colpevole, e cercò di non sorridere. Da quello capii tutto.
Gli strappai le chiavi di mano. "Bel tentativo, Max."
Lui rimase a bocca aperta. "Come lo sai?"
"Tuo padre ha la stessa espressione colpevole quando cerca di nascondermi qualcosa. Ho imparato a riconoscerlo molto prima che tu nascessi."
"Oh, dai" piagnucolò Max. "Voglio guidare! Ho sedici anni!"
"Allora avresti dovuto studiare di più per l'esame di guida, come tuo fratello."
"Esatto" disse Mike e cercò di entrare nel negozio, ma io l'afferrai per un braccio.
"Tu sei altrettanto colpevole, signore. L'hai aiutato a provare a fregarmi."
"Non avevo intenzione..."
"Non punirlo! L'idea è stata mia, mamma!"
I gemelli si difendevano sempre a vicenda. Era difficile arrabbiarsi con loro, ma un buon genitore fa rispettare le regole e la disciplina anche quando è di buon umore.
"Ne parleremo più tardi" dissi, e premetti il pulsante per aprire la portiera laterale del furgone.
Fu come aprire il cancello di un canile. Tutti i miei figli si precipitarono giù dal furgone. 
La prima fu Mary, la dodicenne con gli occhi azzurri di cristallo di Thomas e l'atteggiamento disinvolto. Entrò nel negozio passandoci davanti, ed alzò gli occhi al cielo per la bravata dei suoi fratelli.
Poi arrivò il loro fratello Matthew. Mi diede un grande abbraccio e un bacio sulla guancia. Aveva dieci anni, quindi era ancora il figlio di mamma. Ma sapevo che i suoi anni da adolescente angosciato erano proprio dietro l'angolo.
Poi arrivarono i tre bambini di Gabe. Kerry aveva solo otto anni, e si vedeva già che sarebbe stata la ragazza più bella della nostra cittadina del New Jersey. E lei lo sapeva già: si gettò i capelli setosi neri sulle spalle saltando fuori dal furgone, ed entrò come se fosse la proprietaria. Victor diceva che non vedeva l'ora di intimidire i suoi futuri fidanzati.
Finalmente arrivarono i due più piccoli, Eliza che aveva cinque anni e Patrick che ne aveva quattro. Entrambi avevano la mascella definita di Gabe e il sorriso facile, e mi bloccarono abbracciandomi le gambe. 
"Dov'è papà?" chiese Patrick. "Voglio vedere papà."
"Tuo padre è dentro, ma sta lavorando. Però puoi giocare con i giocattoli."
"Voglio giocare con i giocattoli con papà" disse Eliza senza mezzi termini. "Ce l'ha promesso..."
"Giocherà con te quando avrà finito di riparare la rete."
Sospirai vedendoli correre dentro al negozio. A volte, la nostra grande famiglia poteva essere stancante... ma era la cosa più appagante del mondo.
Restituii le chiavi del furgone a Max. "Se avessi parcheggiato nel parcheggio, piuttosto che in doppia fila, probabilmente non avrei notato che eri tu a guidare. Spostalo nel parcheggio, per favore."
Spalancò gli occhi. "Me lo lasci guidare?"
"Solo un centinaio di metri. E non dirlo a tuo padre."
Max saltò al volante e guidò con cautela fino al parcheggio.
Tornammo dentro e Thomas diede ai gemelli delle uniformi abbinate e gli disse di andare a cambiarsi sul retro. Quando uscirono, erano identici al loro padre inglese: alti, snelli e tenebrosi.
"Questo è il vostro primo lavoro, quindi voglio che lo prendiate molto seriamente" spiegò loro. "Dovete essere il più amichevoli possibile. Cercate sempre di dare al cliente ciò che vuole, anche se è irragionevole. Non rispondete mai..."
"Papà, lo sappiamo" piagnucolò Max.
"Non abbiamo dodici anni" aggiunse Mike.
Da vicino alla cassa, Mary urlò: "Ti ho sentito."
Max le fece la lingua. 
I gemelli si misero alla porta d'ingresso a salutare i clienti. Con un po' d'impegno, erano diventati dei perfetti piccoli gentiluomini. Thomas gli sorrideva, e questo mi riempì di felicità.
Gli altri cinque bambini erano sparsi per il negozio a giocare con i giocattoli in mostra, e creavano un'atmosfera accogliente e gioviale. Questo incoraggiava a giocare anche i bambini dei clienti, il che significava che i clienti rimanevano più a lungo nel negozio, invece di guardare per alcuni minuti e poi andarsene. La ricerca della mia società di marketing aveva dimostrato che c'è una correlazione diretta tra la durata della visita nel negozio e la probabilità di acquistare qualcosa.
Gabe si avvicinò e sospirò, ma questa volta fu per la soddisfazione. "Ora la rete è operativa al cento percento. Nessun problema di latenza e il firewall è attivo. Nessun hacker russo entrerà in questo sistema."
"Certo, perché gli hacker si interessano ai negozi di giocattoli" dissi sarcasticamente.
Gabe mi sorrise. "Potresti sorprenderti." Vedevo che avevamo già fatto un sacco di vendite.
Il grande allestimento del videogioco in VR era già vuoto, quindi andai nel magazzino per riempire lo scaffale, in modo che i clienti non pensassero che li avevamo esauriti.
Nella stanza sul retro, Victor era mezzo vestito con il suo costume da Babbo Natale. Si stava infilando la grande pancia, ma senza il cappotto di Babbo Natale sembrava incinta.
"Non c'è niente di più sexy di un uomo in uniforme" dissi con bramosia. Strinsi il suo vestito grasso con entrambe le mani e dissi: "Mi piacciono gli uomini grossi."
Victor mi afferrò una manciata di capelli e tirò avidamente le mie labbra sulle sue. Le nostre lingue danzarono insieme, ma solo per pochi secondi, poi mi allontanò.
"Non sapevo che avessi quel feticcio, ragazza."
"Oh, ragazzo. Niente mi eccita più di un uomo con una pancia finta." Feci scorrere le dita sulla parte anteriore dei suoi pantaloni rossi e bianchi e lui mi rispose con un rumore profondo dalla gola.
"Non stuzzicarmi, o ti piego su quella cassa."
Sorrisi. Avevo ancora una vita amorosa fantastica con i miei tre uomini, ma soprattutto con Victor. Anche se eravamo stati insieme per così tanto tempo, ero attratta da lui come il giorno in cui ci eravamo incontrati. 
Ed era fatto per essere padre. Era meraviglioso che formavamo, tutti insieme, una grande famiglia felice. Anche se Victor non poteva generare un figlio, per i nostri ragazzi era un padre allo stesso titolo di Thomas o Gabe. Forse ancora di più, visto che lo rendeva così felice.
L'aiutai a finire di vestirsi, e poi andò nel negozio.
"BUON NATALE!" urlò con la stessa voce roboante che faceva tanti anni prima da Fulton's.
Tutti i bambini del negozio esultarono, inclusi i miei. Beh, tutti meno Max e Mike. Alzarono gli occhi al cielo, ora che sapevano che Babbo Natale non esisteva. Mary aggrottò le ciglia pensierosa: anche lei stava per capirlo. 
Ma gli altri, osservavano rapiti Victor che attraversava il negozio salutando bambini e genitori.
"Sembra che il tuo marketing abbia funzionato a meraviglia" notò Thomas. "Il negozio è pieno."
"La mia azienda sa promuovere le imprese. Aiuta il fatto che questa sia un'impresa forte, ma ho delle persone dotate che lavorano per me" dissi.
Thomas mi accarezzò la schiena. "Sono contento che abbiamo ingaggiato il migliore studio di marketing di New York."
Sorrisi. "Ne sono contenta anch'io."
La giornata volò. Fu un flusso continuo di clienti e vendite di giocattoli. Alle cinque, Thomas accettò di lasciare il negozio ai nostri dipendenti, così salimmo in due auto e tornammo casa. Quello è lo svantaggio di avere una famiglia di undici persone: non si entra tutti in un solo veicolo. 
Sei anni prima, quando ero incinta di Eliza, avevamo comprato una casa vicino a Bedminster, nel New Jersey. Era abbastanza vicino a New York da poter andare in ufficio quando avevano bisogno di me, ma abbastanza lontano da poterci comprare un po' di terreno. Avevamo un terreno di nove ettari, e una casa di dieci camere da letto e sette bagni. All'epoca sembrava troppo, ma ora mi rendevo conto di quanto avessimo bisogno di tutto quello spazio. Una famiglia di undici persone occupa molto più spazio della mia famiglia nella fattoria in Illinois.
Era la misura perfetta, almeno fino a quando i gemelli non sarebbero andati al college. Ma non volevo ancora pensarci.
Entrammo nel vialetto e scendemmo dai due veicoli. "Di chi è quel furgone?" chiese Patrick.
Kerry rimase senza fiato. "Quello è il furgone del nonno!"
"Il nonno e la nonna?" chiese Eliza. "Hai detto sarebbero venuti a Natale!"
Feci finta di essere sorpresa. "Oh, non lo so! Devono essersi fermati, di ritorno dal Thanksgiving con mia sorella..."
I bambini corsero dentro con un chiasso di urla eccitate. Trovai i miei genitori in cucina, che abbracciavano a turno tutti i nipoti.
"Ho pensato che ci fosse una casa piena di persone che vogliono i miei maccheroni con pollo e formaggio!" disse mia madre ai bambini. "Sapete chi potrebbero essere?"
"Io! Io!" gridò Patrick.
"Sento odore di biscotti" disse Mary con sospetto.
"Sto per sfornarli adesso" rispose mio padre.
Tutti i miei figli rimasero sorpresi. "Tu cucini, nonno?"
"Sto facendo del mio meglio!" disse papà con una risata. Si accovacciò accanto al forno insieme a Patrick. "Pensi che siano pronti?"
Patrick strizzò gli occhi. "Penso di sì. Sarà meglio che ne assaggi uno. Giusto per essere sicuri."
"Buona idea."
"Dove dormono i nonni?" chiese Kerry. 
"Io non rinuncio alla mia stanza" disse Mary ostinatamente.
"Mary, non è molto carino" la rimproverò Victor, riuscendo a farla arrossire.
"Scusa, papà."
"Dormono nella stanza di Eliza" spiegai. "Eliza, tu e Patrick potete dormire insieme."
"Non voglio. Patrick scoreggia quando dorme!"
"Non è vero!"
"È solo per poche notti" li rassicurò Gabe. Mi sorrise. "Altrimenti, i nonni possono dormire nella stanza della mamma e lei può accamparsi fuori, in una tenda."
"Oh, so che ti piace" disse mio padre con un sorriso. 
Gli feci la lingua. Dopo tanti anni, mi prendevano ancora in giro per quello.
Ma era un bello scherzo, che faceva ridere tutti. Senza quell'esperienza da Fulton's, la mia vita sarebbe stata completamente diversa. Non sarei mai andata al Sunset Bayou e non avrei conosciuto Victor. Non avrei gironzolato da Fulton's all'ora di pranzo per ammazzare il tempo, quindi non sarei finita nel reparto Giocattoli a strofinare il sedere di Thomas per pulirgli i pantaloni. E non avrei mai attirato l'attenzione di una giovane guardia notturna. 
È strano, ma tutta la mia vita è cambiata in meglio grazie a una brutta rottura con un ex manipolatore.
Grazie per questa vita fantastica, Carl, pensai tra me e me.
"Mamma, posso prendere un biscotto?" chiese Patrick.
"Dopo cena" dissi. 
"Ma il nonno ha detto..."
Guardai mio padre, che aveva mezzo biscotto zuccherato in bocca. "Cosa?" mi chiese. 
"Papà, i bambini non possono mangiare i biscotti prima di cena."
"Non significa che io non possa!" protestò.
Tutti scoppiammo in una gran risata, io, i miei genitori, i miei tre fantastici uomini e i nostri sette figli, nella nostra calda casa piena d'amore.