Condivisa
Tra i
Miliardari
Scena extra

Amber
Tra Anni Dopo

Mi misi davanti allo specchio, aggrottando la fronte alla mia immagine riflessa. "Non mi piace niente di ciò che ho nel mio guardaroba."
La testa di Owen apparve dietro l'angolo del guardaroba, con un sorrisetto giocoso. "Il tuo guardaroba?" 
Io lo fissai. "Sai cosa voglio dire." 
"Ultimamente hai detto spesso tuo e nostro" disse con noncuranza. "Mi sento vittima di un'acquisizione aziendale." 
"Sei tu che mi hai invitato a portare metà della mia roba qui da te!" ribattei.
Scrollò le spalle con noncuranza. "Era tanto per dire. Non penso che mi farò accalappiare. Ho un sacco di scelte, ragazza. Tantissime scelte." 
Gli lanciai una scarpa, poi premetti il pulsante rosso antipanico sul muro. La porta del guardaroba si chiuse e le serrature scattarono pesantemente.
"È un sit-in?" chiese attraverso la porta.
Era uno scherzo che ci facevano da vari anni. Owen non voleva nessun legame ufficiale. Era logico dal punto di vista pratico, dal momento che avevo una relazione simultanea con lui, Jude e Furio. Ma Owen aveva anche affermato di non credere nel matrimonio. Amava dire che non avevamo bisogno di un riconoscimento legale della nostra relazione. Quello che c'era tra noi era più indistruttibile di qualsiasi pezzo di carta. 
Anche dopo che avevo portato la maggior parte delle mie cose nel suo appartamento, le prese in giro continuarono, e a me non dava fastidio.
"Mi sembra di ricordare quella volta quando mi hai chiuso nell'armadio" disse Owen.
"Te lo sei meritato" dissi, togliendomi il vestito, poi feci scorrere le dita lungo i vestiti appesi sull'appendiabiti. Scelsi un vestito nero con il dietro di pizzo e dissi: "E lo so che ho spaventato a morte Tux." 
"Fammi entrare" disse. "Devo prendere le scarpe." 
"Intendi una delle centinaia di paia di Air Jordan?" lo presi in giro. "Non so perché ti piacciano così tanto le scarpe da ginnastica. Sono tutte datate, in ogni caso."
Lo sentii borbottare. "Datate? Stai scherzando? Sono dei classici. È un look retrò, Amber. Non passa mai di moda." 
Ridacchiai. "Sì, certo." 
''Apri.'' 
"Nossignore. Devi usare la tua brava AI per entrare qui." Sorrisi tra me e me. "Peccato che lei non possa aiutarti a spogliarmi." 
"Non penso che sarà un problema" rispose lui. 
Sorrisi tra me e me. Aveva ragione. 
Owen tacque e mi chiesi cosa stesse facendo in camera da letto. Poi il mio cellulare vibrò, nella tasca dei jeans sul pavimento. Lo tirai fuori e non credetti ai miei occhi.
Il fondo dello schermo era cambiato. Invece dell'elegante logo ACS, c'era una caricatura di Owen disegnata a mano. Intorno all'immagine c'erano cuori e parole come: "Magnifico!" e "Owen è un rubacuori!" e "A + O Forever." Sembravano i disegnini sul diario di una ragazzina di tredici anni.
"Ma che cazzo?" 
La porta si aprì, probabilmente perché Owen l'aveva aperta manualmente dal telefono. "Cosa? C'è qualcosa sul tuo telefono?" Si sporse e rimase senza fiato. "Wow. Mi somiglia molto. Hai catturato il mio sorriso affascinante." 
Gli diedi una spinta scherzosa. "Hai davvero fatto fare un disegno di te stesso solo per potermi hackerare il telefono e metterlo come sfondo?" 
Sorrise ampiamente e si appoggiò al muro dell'armadio. "I cinquecento dollari meglio spesi. E sì, in quel programma di criptaggio che hai scaricato per il tuo telefono... c'è una backdoor che ho potuto sfruttare." 
Imprecai sottovoce. Avevamo continuato i nostri scherzi di hackeraggio anche dopo che la ACS era diventata pubblica, e qualsiasi cosa facessi, Owen riusciva sempre a vendicarsi. Gli piaceva ricordarmi che non era solo l'immagine della società; era ancora capace di hackerare.
Vedremo chi riderà ultimo, stasera.
"Quello è il vestito giusto" disse. I suoi occhi percorsero su e giù il mio corpo come una carezza. "Si. Questo è quello giusto."
Owen fece scivolare la mano sulla mia guancia e dietro al collo, e mi baciò bruscamente. Era sempre eccitato, dopo aver avuto la meglio su di me, e non avevo intenzione di lamentarmi. Tre anni insieme non avevano diminuito l'attrazione profonda e insaziabile che avevamo l'uno per l'altra.
Cominciavo a chiedermi se volesse vedermi senza il vestito, ma sentimmo chiudere la porta d'ingresso, dall'altra parte dell'appartamento. "Siamo qui!" urlai. Pochi secondi dopo, apparve Jude. Quando mi vide, i suoi occhi si illuminarono e sorrise, come faceva sempre.
Non mi stancherò mai di quello sguardo.
"Sto cercando di decidere cosa indossare stasera" dissi.
"Ho hackerato il telefono di Amber" si vantò Owen. "L'algoritmo di TrueCrypt ha una backdoor per le forze dell'ordine. Facile da sfruttare, se paghi le persone giuste." 
Jude alzò gli occhi al cielo ed entrò nel guardaroba. Mi diede un bacio veloce. Sulle mie labbra il suo sapore si mescolò con quello di Owen, e poi mi guardò a lungo.
"Quel vestito è perfetto." Si voltò e frugò nel mio portagioie. "Aggiungi questi orecchini e... ecco. Questa collana." Me la avvicinò al collo. "Ah, sì. Stai benissimo."
"Va bene, dimentica il mio hackeraggio" mormorò Owen uscendo dal guardaroba con un paio di scarpe da ginnastica.
Mi tirai su i capelli e mi voltai in modo che Jude potesse mettermi la collana. "Ricordo quando ero io a darti consigli su come vestirti."
"Ho fatto molta strada da allora." Dopo avermi agganciato la collana, mi baciò delicatamente la nuca. "Sei nervosa per stasera?"
"Un po'" risposi. "Non mi sono mai licenziata da un'azienda." 
"È facile. Soprattutto se sei in buoni rapporti." 
"Sembra comunque una rottura!" 
Le sue labbra mi accarezzarono di nuovo la pelle. "Siamo sempre pronti a sostenerti."
Sospirai, mentre mi abbracciava da dietro. "È per quello che non me la sto facendo sotto."
"Quante liste hai fatto, da quando hai deciso di andartene?" 
"…Una." 
Mi fece girare per guardarmi coi suoi occhi azzurri penetranti, da dietro gli occhiali. Io mi morsi il labbro e distolsi lo sguardo.
"Va bene. Ho fatto circa cinque liste al giorno." 
"È quello che pensavo." Mi abbracciò, mi baciò i capelli e disse: "Questo è un momento emozionante. Fa paura, ma sai una cosa? È giusto che sia così." 
Scelsi un paio di tacchi, sempre con l'aiuto di Jude, e finii la pettinatura in bagno. Quando alla fine uscii, i due miliardari erano in piedi nel soggiorno ad aspettarmi. Jude era dolce, col suo solito look: una camicia elegante senza cravatta e le maniche arrotolate per mostrare gli avambracci. Ma fu Owen a sorprendermi. Indossava un abito antracite, ben aderente al suo corpo, con una cravatta dorata con disegni di circuiti, simili al logo della ACS. Ai polsi gli brillavano i gemelli dorati coordinati. Le Air Jordan retrò ai suoi piedi erano l'unica cosa normale, per lui. 
"Ok, deve essere una specie di scherzo" dissi. "Ma non ne sono sicura."
"È una serata importante" disse, infilandosi le mani in tasca. "Una ragazza che conosco sta per annunciare che fonderà la sua società." 
Il fastidio e l'imbarazzo che avevo provato scoprendo che mi aveva hackerato il telefono, scomparirono. Owen poteva essere dolce e affettuoso, ma raramente era così... genuino. Lo baciai assaporandolo.
"Okay, è meglio andare" disse. "Consigliere, blocco completo fino al nostro ritorno." 
Trasalii. Cazzo! 
La voce che rispose dal soffitto non era quella del Consigliere Troi di Star Trek. Né era la mia voce sarcastica registrata nel database del computer. No, era la voce nasale, stridula di Gilbert Gottfried. 
"BLOCCO TOTALE IN CORSO! A PRESTO, OWEN!" 
Sentendo quella voce, Tux saltò giù dal divano e attraversò la stanza come un fulmine, per nascondersi nell'armadio.
Jude iniziò a ridere così forte che dovette coprirsi la bocca con la mano. Owen sbatté le palpebre verso il soffitto, poi abbassò gli occhi su di me. Io sorrisi debolmente.
"Ho trovato l'accesso attraverso una patch del tuo frigo smart " dissi, scusandomi. "Devi tenerli aggiornati, sai." 
"Consigliere, qual è l'ora attuale?" chiese Jude scoppiando a ridere. Di nuovo, la voce di Gilbert Gottfried schioccò come una frusta.
"ATTUALMENTE SONO LE SETTE E CINQUANTASEI, ORARIO DEL PACIFICO." 
Owen mi lanciò un'occhiataccia. 
"Hai iniziato tu, hackerando il mio telefono." dissi, speranzosa. 
Jude continuò a ridere istericamente fino alla porta. 
Ora, i ragazzi avevano un autista privato che ci portò da Marcello's. Il tetto era riservato per la nostra festa e l'avevo prenotato con settimane di anticipo, per evitare di usurparlo a qualcun altro. "Sì, va bene" mi aveva detto Owen quando avevo prenotato. "L'ultima cosa che voglio è un'altra Amber Moltisanti che mi chiama Fhacker davanti a tutti." 
Quando arrivammo, erano già tutti lì: Dave e Nancy, con il loro bambino di un anno in un marsupio; Will Won e Will Crawley; Melinda e suo marito Jimmy; e naturalmente mia sorella Michelle e il suo nuovo ragazzo Alessandro, che era venuto a San Francisco con Furio e aveva subito dichiarato il suo amore eterno a mia sorella.
C'era anche Furio, ovviamente, che sembrava un principe in abiti da ufficio. Aveva in mano due bicchieri di vino e me ne porse uno, poi mi abbracciò.
"Mi sei mancata, amore" mi sussurrò nell'orecchio. Come sempre, il suo accento mi fece venire dei brividi sexy lungo la schiena e desiderai che fossimo soli.
"Pensavo che saresti passato prima all'appartamento."
"Il nostro volo è stato ritardato. E dovevo prendere altri accordi, qui." 
"Accordi?"
Furio sorrise con quel suo sorriso malizioso e agitò una mano. "Perché stiamo parlando di tali frivolezze? Vieni! Ho portato con me dall'Italia due carissimi amici, ed è mio grande desiderio che vi conosciate. Lui è Marco, e quell'uomo timido è Renzo..." 
Sorrisi agli amici di Furio. Non parlammo a lungo, ma mi impressionò che dissero che Furio era innamorato di me. "Non l'ho mai visto così" affermò Renzo. "È stregato dall'amore." 
Mi avvicinai un po' di più a Furio. 
Condividemmo bevande e spuntini, e alla fine arrivò il momento di fare quello che ero venuta a fare. Owen spense la musica e chiese silenzio. Tutti gli occhi si voltarono verso di me e sentii un nodo alla gola.
"Alcuni di voi lo sapranno già, ma alla fine di questo mese" dissi, "lascerò la ACS." 
Ci furono alcuni sussulti e sguardi scioccati. Michelle mi alzò il pollice e mormorò: "Ti voglio bene." Jude, Owen e Furio mi sorridevano tutti con amore, solidarietà e orgoglio.
"Sono stata benissimo in questa società, ma è cresciuta fino al punto in cui non posso più fare quello che voglio fare realmente" spiegai. "Ci ho pensato molto, e mi dedicherò ad altri piccoli progetti."
"Intendi la nuova criptovaluta che vuoi sviluppare?" disse Nancy.
Feci un salto. "Come fai a saperlo?"
"È il segreto più risaputo di tutta l'azienda" disse Melinda. "Lo sanno tutti che è quello che vuoi fare. Non parli di altro, da quando è stato lanciato l'ArgoCoin 2.0." 
"Sarà un successo pazzesco!" disse Will Won. "Con la tua esperienza tecnica e senza essere ostacolata dalle restrizioni dell'azienda..."
"Ehi" disse Owen sulla difensiva. "L'ACS è una società quotata in borsa. Non potevamo fare tutto quello che volevamo con ArgoCoin 2.0. Ed è comunque una criptovaluta incredibile."
"Ma qualsiasi cosa tu faccia, sarà meglio" disse Dave, avvicinandosi e abbracciandomi. "Ci mancherai, ma sappiamo che qualsiasi cosa tu faccia, sarà un successo."
Avevo le lacrime agli occhi, mentre tutti si congratulavano con me e mi abbracciavano. Will Crawley fece una battuta sul fatto che avrei incassato la mia considerevole quantità di stock option. E Michelle gridò apertamente:
"Papà sarebbe fiero di te." E piangemmo entrambe ancora di più.
Furio chiese dello champagne. Arrivò il cameriere con cinque bottiglie, ma lui lo congedò e insistette per riempirmi di persona il bicchiere. Lo presi e mi asciugai le lacrime dagli occhi, poi mi resi conto che tutti mi stavano guardando. Michelle aveva il telefono in mano e stava cercando furtivamente di fare un video. 
Vogliono che faccia un brindisi? 
Fu allora che capii che c'era qualcosa nel fondo del bicchiere. Varie cose, lucide e ricoperte dalle bollicine dello champagne.
È per caso...
Mi feci colare lo champagne nel palmo della mano, per recuperare gli oggetti. Owen sussultò e disse qualcosa sul Dom da ventimila dollari, ma ero troppo concentrata sulla mia mano per farci caso.
Tre anelli di diamanti, montati su oro giallo. 
Rimasi senza fiato e mi guardai intorno. Tutti stavano sorridendo come se lo sapessero già.
"È il secondo segreto più risaputo in tutta l'azienda" disse Melinda. 
"Ho voluto farlo fin dal momento in cui ti ho vista all'ACS" disse Furio, prendendo uno degli anelli dal mio palmo per pulirlo sulla sua costosa manica. "Nel momento in cui hai pronunciato la parola Fhacker. E non sto scherzando." 
"Quando mi hai dato del Fhacker, l'ho odiato" ammise Owen. "Mi ci è voluto molto più tempo per innamorarmi di te. Ma è successo. E non mi ero mai innamorato così forte." 
"Prima scherzavi sul fatto di non voler essere legato!" sibilai. Altre lacrime mi stavano già scorrendo lungo le guance.
"Consideralo il mio ultimo scherzo." Sorrise. "Ci sei caduta, vero?" 
La mano di Jude sul mio braccio mi fece saltare. Prese il suo anello e lo rimirò un momento. "Non credo davvero nel destino. O almeno, non ci credevo finché non ti ho conosciuta, quella sera di tanti anni fa, quando io e Owen incontrammo Furio. Non volevo nemmeno venire su questo tetto, ma ci sono venuto, e ci siamo incontrati al bar, e la mia vita..." Arrossì, e sentii che lo amavo. "La mia vita è cambiata così tanto, a causa di una cosa così piccola. Ti amo, Amber Moltisanti, e ti amerò per sempre. Mi vuoi sposare?"
"Vuoi sposarci?" intervenne Owen.
In quell'istante, la vita mi balenò davanti agli occhi. Non il passato, ma il futuro. La vita che avrei potuto avere con questi tre uomini fantastici, lavorando, amandoli e vivendo la vita al massimo. Non avrei mai pensato di poter essere così felice, e a volte mi sembrava di sognare e di potermi svegliare da un momento all'altro. Mi stavano offrendo una relazione permanente. Tutta questa meraviglia, per il resto della nostra vita. 
E poi il mio cervello fece un'altra lista.


Motivi per Sposarli:
1. Tutti.


Motivi per NON Sposarli: 
1. Nessuno. 


"Ehi!" disse Owen. "Non provare a fare una lista adesso!" 
"Non posso farci niente!" dissi. "Lo faccio sempre quando sono stressata, e in questo momento ho il cuore che mi sta per uscire dal petto!" 
"Davvero?" chiese Jude. "Stai facendo una lista per decidere cosa fare?"
Lo baciai e dissi: "È stata la lista più facile che abbia mai fatto." 
Allungai la mano e i miei tre uomini mi misero gli anelli al dito. Tutti applaudirono piangendo, e si abbracciarono.